Sono testimone della nascita come pittrice di Angela Caso ed ho potuto vedere i suoi quadri uno per uno. Ho maturato la convinzione che questi andrebbero visti in sequenza, sia per chiarire lo sviluppo della sua arte sia perché vi è in essi una unità nel racconto formale e una linearità di ispirazione. Questo linguaggio essenziale, ma sapiente e raffinato, sembra voler trovare il modo di uscire dal chiuso della coscienza per manifestarsi in una sintesi formale e poetica.
Angela trova nel suo linguaggio un senso che evidenzia una forma interna e una semplificazione dell'immagine e del colore. Il colore che interessa Angela è il colore dell'unità stilistica e compositiva che invade spazi e silenzi e desta in chi guarda un moto di adesione a quanto contenuto nella tela.
Al primo impatto si potrebbe pensare ad una pittura bidimensionale priva cioè di profondità, ma dopo una visione più attenta ci si rende conto come fra il fondo ed il cromatismo della superficie la luce si insinui come lastre di cristallo. Il senso costruttivo supera l'illusionismo formale, l'opera si pone in un assoluto incorporeo e il colore si stempera in una luce vibrante e profonda. L'astrazione di Angela si può considerare come una idealizzazione delle cose visibili. Lo schema compositivo è rigoroso e, al tempo stesso, lineare che non vuole esaltare una bellezza metafisica, ma creare un rapporto fra reale e ideale. Angela trova una rara sintesi che si rende evidente nella struttura interna e nella semplificazione dell'immagine.
Collocare Angela in una corrente o in un movimento è una operazione complessa; l'unico accostamento potrebbe essere al senso della trasfigurazione incorporea della luce espressa dalla pittura di Mark Rothko rivolta a percepire lo spazio non solo con la vista ma con la forza della mente.
Davanti ai dipinti di Angela ci rendiamo conto come la sua linea estetica e la sua idealità siano due momenti dello stesso coinvolgimento artistico.
Ed è proprio questo ideale che conferisce alle sue opere il senso della bellezza assoluta.
